Martina Pizzutto
Tempo di lettura: 3 min.
Se sospetti che la tua azienda abbia problemi nella gestione delle informazioni di prodotto, ma non sai come orientarti tra le varie soluzioni sul mercato, questo articolo ti aiuterà a scegliere il software PIM (Product Information Management) ideale.
Scopri come un PIM può aiutarti.
Scegliere un PIM è un’opportunità strategica per il data manager, ma è una decisione delicata. Prima di procedere, è fondamentale mappare:
- Il numero e la competenza degli utenti coinvolti.
- L’integrazione con i database esistenti (ERP, CRM).
- Gli output necessari (cataloghi digitali, cartacei, e-commerce).
I 10 errori fatali nella selezione di un PIM
La scelta del giusto Product Information Management non può venire da un’unica area dell’azienda, ma coinvolge aspetti di usabilità, tecnologici, di pubblicazione che devono essere valutati di concerto da più ambiti aziendali: marketing, comunicazione, R&D, IT e commerciale.
1. Far dominare un’unica area aziendale
Il PIM non è solo uno strumento IT o solo Marketing. Uno degli errori più comuni è lasciare che un’area sovrasti le altre. Ad esempio, usare l’ERP come PIM è teoricamente possibile, ma tecnicamente limitante per chi deve gestire contenuti creativi o multilingua. Sebbene sembri una soluzione rapida, la realtà è più complessa: ecco perché integrare PIM ed ERP è la scelta migliore rispetto a usarne solo uno.
2. Sottovalutare l’usabilità (User Experience)
Il successo della trasformazione digitale dipende da quanto lo strumento è facile da usare per un pubblico eterogeneo. Se il software è troppo complesso, i team continueranno a usare fogli Excel esterni.
3. Ignorare la scalabilità del sistema
Non valutare se il software può crescere con il tuo business è un rischio. Assicurati che il PIM possa gestire un aumento di referenze (SKU) e nuovi canali di vendita senza costi proibitivi.
Anche nella tua azienda riscontri questo tipo di problemi?
4. Non puntare sulla mobilità e sul Cloud
Le informazioni di prodotto cambiano ogni giorno. Scegliere un PIM in Cloud permette di aggiornare i dati ovunque, eliminando post-it e correzioni manuali sui vecchi cataloghi. La gestione smart è fluida e accessibile.
5. Scegliere un software eccessivamente chiuso
La longevità di un sistema dipende dalla sua capacità di integrarsi. Un software “proprietario” troppo rigido impedisce agli specialisti di implementare nuove relazioni. Meglio puntare su sistemi configurabili lato utente senza dover riscrivere il codice ogni volta.
6. Cercare troppe funzionalità inutili
Spesso ci si perde in mille funzioni “satellite”. È meglio avere uno strumento solido e user-friendly che svolga alla perfezione l’80% delle attività quotidiane, piuttosto che un software complesso che nessuno sa usare.
7. Trascurare la gestione delle lingue
L’espansione internazionale richiede una declinazione linguistica impeccabile. Un buon PIM deve permettere di controllare le traduzioni non come semplici testi in un form, ma visualizzando l’anteprima dell’output finale (come il modulo di stampa).
8. Gestire solo “dati freddi”
Un PIM non è un database statico. Deve integrare funzioni di controllo delle frasi e connettersi ai principali CAT tools (traduzione assistita) per garantire coerenza comunicativa in tutte le lingue.
9. Non definire ruoli e responsabilità
La gestione destrutturata porta a errori. Il software scelto deve permettere di assegnare workflow chiari: chi scrive, chi revisiona e chi approva. Solo così eviterai di distribuire informazioni non aggiornate.
10. Continuare a comunicare “come prima”
Inutile avere un PIM se poi i feedback sui prodotti viaggiano ancora via email o telefono. Un PIM moderno deve integrare funzioni di tag e chat interna per centralizzare la discussione direttamente sulla scheda prodotto.
Centralizza, aggiorna, pubblica. Senza rifare tutto ogni volta.
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