Jordana Dambros
Hai appena scoperto che il miscelatore della collezione Linea 40 non è più disponibile nella finitura cromo lucido da tre mesi. In Italia la scheda prodotto è stata aggiornata, mentre sul catalogo tedesco, quella finitura compare ancora. Sul sito francese non ne sei sicuro e qualcuno, da qualche parte, dovrebbe anche controllare l’e-commerce.
È probabilmente così che sei finito a cercare informazioni sulla gestione cataloghi multilingua.
Ci duole dirlo: il problema non sono davvero le lingue, ma continuare a gestirle come mondi separati.
Un PIM ti permette invece di partire da un’unica informazione di prodotto e governarne traduzioni, aggiornamenti, revisioni e pubblicazione multilingua.
Il principio è semplice: automatizzare ciò che è ripetitivo e affidare a linguisti esperti ciò che richiede interpretazione e creatività. È il caso dei testi con una forte componente culturale o emotiva, per i quali entra in gioco la transcreation. Ma di cosa si tratta?
Ecco perché vale la pena continuare a leggere.
Gestione cataloghi multilingua: il problema arriva dopo la traduzione
Creare la prima versione inglese di un catalogo non è poi così difficile.
La parte divertente arriva sei mesi dopo, quando cambiano 40 schede prodotto, due materiali, tre codici, un claim e magari anche qualche certificazione.
A quel punto la domanda diventa: quali traduzioni devono essere aggiornate?
Se i contenuti sono un po’ su Excel, un po’ su altri file (chissà quali), o su documenti di cui non ricordavi l’esistenza, ricostruire questa relazione diventa un lavoro nel lavoro.
È per questo che, secondo noi, parlare solo di traduzione è riduttivo.
La vera sfida della gestione cataloghi multilingua è mantenere coerente nel tempo la stessa informazione in lingue, mercati e canali differenti.
Gestione cataloghi multilingua: un prodotto, molte versioni
Il primo cambio di prospettiva è smettere di pensare per documenti: catalogo italiano, catalogo inglese, catalogo francese.
Il prodotto è solo uno, sono le sue versioni a moltiplicarsi.
Con un PIM, descrizioni, attributi tecnici, materiali, unità di misura e altri contenuti vengono gestiti all’interno di una base dati centrale, insieme alle relative varianti linguistiche.
L’informazione “temperatura massima: 180 °C” vive in un’unica base informativa, intorno alla quale possono esistere descrizioni, traduzioni e contenuti diversi per lingua e canale.
Se domani quel valore diventa 200 °C, non bisogna ricordarsi in quali file era stato scritto mesi prima. La modifica parte dalla fonte e diventa immediatamente individuabile nelle versioni che ne dipendono.
È questo, più della traduzione in sé, che rende il multilingua sostenibile.
Automatizzare traduzioni e pubblicazione multilingua
C’è poi un’enorme quantità di lavoro che le aziende continuano a fare continuamente senza una vera ragione.
Parole, formule e descrizioni ricorrenti possono essere centralizzate e riutilizzate, migliorando sia la velocità sia la coerenza terminologica.
In On Page®, per esempio, il Frasario ti permette di gestire contenuti e traduzioni riutilizzabili all’interno del processo editoriale.
Da qui è possibile costruire workflow più efficienti: individuare i testi nuovi o modificati, avviare la traduzione, controllare lo stato e distribuire i contenuti approvati sui diversi touchpoint. Ovviamente una descrizione non deve soltanto essere corretta in inglese, ma deve esserlo anche sul sito, sull’e-commerce, sul marketplace e nel catalogo PDF.
Transcreation: quando tradurre non basta
Prendiamo un’azienda che produce lampade di design. Nella scheda di una sospensione troviamo dati come 3000 K, 18 W, finitura ottone satinato. Qui serve precisione: le informazioni devono restare identiche in ogni lingua.
Poi, però, arriva il claim: “La luce che accende l’atmosfera.”
Tradurlo parola per parola può restituire una frase corretta ma poco naturale o poco efficace, perché qui stiamo trasferendo un tono di voce e una promessa di brand.
È qui che entra in gioco la transcreation (translation + creation): l’adattamento creativo di un messaggio per mantenere, nella lingua di destinazione, lo stesso effetto comunicativo dell’originale.
Maka, nostro partner, lavora proprio su questo tipo di contenuti, adattando testi marketing, slogan e comunicazione di brand ai diversi mercati.
Per questo, nella gestione di un catalogo multilingua, è utile distinguere fin dall’inizio i contenuti: i dati devono rimanere identici, i messaggi devono rimanere efficaci.
Serve una fonte affidabile
Se sei arrivato qui perché una modifica si era persa tra i vari cataloghi, speriamo che ora una cosa sia più chiara: quello che devi fare è costruire un sistema in cui ogni aggiornamento abbia un punto di partenza preciso e un percorso altrettanto chiaro.
Così, la prossima volta che cambia una scheda prodotto, non dovrai aprire cinque file, scrivere tre email e affidarti alla memoria di qualcuno.
E già questo, francamente, non è poco.
FAQ
Con un PIM le versioni linguistiche restano collegate alla stessa informazione di prodotto, così è più semplice individuare quali contenuti devono essere rivisti dopo una modifica.
Centralizzando termini, descrizioni e traduzioni già approvate, è possibile riutilizzarle dove ricorrono e ridurre lavoro duplicato e incoerenze terminologiche.
La pubblicazione multilingua diventa più gestibile quando tutti i canali partono dalla stessa base dati, invece di essere aggiornati separatamente.
Dipende dal tipo di contenuto. Dati tecnici, attributi e terminologia richiedono soprattutto precisione e coerenza. Claim, descrizioni commerciali e contenuti editoriali di brand possono invece aver bisogno di transcreation, per mantenere tono ed efficacia anche nel mercato di destinazione.
Centralizza, aggiorna, pubblica. Senza rifare tutto ogni volta.
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